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martedì 15 aprile 2014

“(...) si può ragionevolmente affermare che prima del Settecento non esistesse né una pittura né un arte realmente inglese (...)”


link della mostra: http://www.fondazioneromamuseo.it/it/964.html

La citazione scelta a titolo del post, contenuta entro il testo della Dott.ssa Teresa Calvano Viaggio nel pittoresco Il giardino inglese tra arte e natura, esprime perfettamente il concetto secondo il quale quella grande corsa verso la modernità espressa in maniera così energicamente emozionante nella pittura inglese del Settecento, ed il particolare dai suoi più alti rappresentanti, sarebbe stata vana e priva di fondamenta senza una sua precedente formazione Europea, e più ancora Italiana. Si amplia così la gittata delle più intime rivendicazioni che questa frase esprime. Rivendicazioni che sembrano doverose e che il Prof. Valter Curzi, assieme a Carolina Brook, sembra ribadire nella preziosa ed elegante rassegna museale offerta al pubblico presso il Palazzo Sciarra di via del Corso a partire da questo mese. Roma torna al centro del pensiero artistico Europeo. Fonte d'ispirazione primaria di un risultato, quello Inglese, che guardando al passato e riformulando il presente rivoluzionerà il futuro.

martedì 11 dicembre 2012

"[...] sono solo dei vecchi mobili pieni di polvere."


La terza camera è un' istallazione presentata da Flavio Favelli nel 2007 al Centro Commerciale di Cinecittadue in Roma.
Intenzionata a comprenderne il senso, la curatrice Simona Brunetti pone le domande che crede più opportune:

Cosa vuole dire Terza Camera?
Perché la scelta di questa esposizione?

Favelli risponde che la Terza Camera è un ambiente della casa di montagna di famiglia. Una stanza che raccoglieva oggetti e mobili, come fosse una soffitta o un ripostiglio, ma che differentemente dai comuni spazi domestici come questi, era aperta agli ospiti e sempre ordinata.
E' un luogo della memoria che suscita nell'artista il ricordo di un ambiente familiare ed evidentemente tanto suggestivo e sinistro da doverlo riprodurre in un opera.

Lei parte dagli oggetti o dai ricordi che questi oggetti le suggeriscono?

Favelli parte sempre dagli oggetti per poi arrivare ai ricordi e mai viceversa.
Il collezionismo di suppellettili e oggetti vari spiega, è una passione ereditata dal nonno.
Pierluigi Sacco, giornalista di “Flash Arte” lo definirebbe “un trovarobe” instancabile.

Come possono questi oggetti così chiaramente tanto personali aprirsi al mondo dell'arte?
Quale il loro significato intrinseco?

In questi ambienti egli è come se rivivesse, stavolta come parte attiva e non subordinata, la sua infanzia infelice, spesso piena di solitudine in ambienti quasi mistici e pieni di oggetti più o meno preziosi.
Riaffiorano alla memoria i suoi “viaggi d'arte”, che assieme alla madre condivideva per evadere dalla quotidianità.
Per Favelli l'arte già da bambino rappresentava uno strumento di libertà emotiva.
Forse è per questo che gli oggetti di ieri divengono le opere d'arte di oggi.
Non solo tenta di esorcizzare i suoi incubi infantili ma come direbbe Freud ne “il gioco del rocchetto”, tenta di riappropriarsi della sua soggettività smarrita.

Proviamo ad aprire una finestra nella pratica psicoanalitica per tentare di comprendere meglio questo mio rimando...
Durante le sue prime esperienze di medico, Freud analizzando il comportamento di un infante all'interno del suo nucleo familiare, rimase colpito da come il bambino non soffrisse affatto l'abbandono della madre ogni qual volta si allontanava da casa.
Dopo averlo seguito per alcuni giorni, Freud notò un comportamento anomalo e ripetitivo nei confronti di un rocchetto, che il bambino lanciava, emettendo un suono di evidente soddisfazione, per poi riprenderlo e ricominciare l'azione del lancio, da capo.

Così facendo, sostiene Freud, il bambino si liberava della frustrazione inconscia dell'abbandono materno, divenendo parte attiva. Era lui che ora abbandonava la madre/rocchetto, non più viceversa il rocchetto/madre che lo abbandonava.
La diagnosi è una tendenza inconscia che definisce una "coazione a ripetere".

Considerando quindi un punto di vista più personale che non prettamente artistico e iconografico, questo aspetto della ripetitività, della "ri- produzione" della memoria, potrebbe rivelare delle dinamiche affettive interessanti nel modus operandi di Flavio Favelli.

Ri-allestendo quelle sale, egli ripropone quegli stessi spazi della memoria affrontandoli a viso aperto, stavolta come adulto.

martedì 29 maggio 2012

Silvio Berlusconi è "il sogno degli italiani"


Non è realtà, non è satira, non è uno scherzo....è un'opera d'arte!
Ititolata "il sogno degli italiani"
Sotto la scia creativa di Maurizio Cattelan, oltre il "Pop" e di sapore mockumentariano, quest'opera realizzata da una coppia di artisti (e coppia di fatto), Antonio Garullo & Mario Ottocento, si trova a Palazzo Ferrajoli, a due passi dal sogno del protagonista, Palazzo Chigi.
E' un Berlusconi di silicone, entro una teca trasparente a fondo rosso porpora, con ancora indosso gli abiti del potere, il viso sorridente e i pantaloni slacciati.
"Abbiamo pensato Berlusconi, il suo corpo, l'idea stessa che noi tutti spettatori ci siamo fatti in questi anni del leader italiano, chiuso in una teca riservata nella tradizione cristiana alla conservazione dei corpi dei santi, ma anche da una prospettiva laica alla conservazione dei corpi dei potenti e degli eroi (dalla mummia di Mazzini a quelle di Mao e Lenin) per sottolineare il culto della personalità di cui egli è stato e forse sarà oggetto negli anni a venire. E allo stesso modo porre un diaframma tra la realtà contingente e il giudizio storico. Se gli italiani sono in ultima analisi "Un popolo di santi, di poeti, di navigatori.." allora l'arcitaliano Silvio ne costituisce degno simulacro"..
Cattivo gusto o reale espressione del popolo, certo oggetto che farà discutere, come nella migliore tradizione dell'arte impegnata.
Chissà se solo così, in maniera evidentemente eclatante, l'arte possa tornare ad assumere la funzione sociale che le spetta.